mercoledì 26 ottobre 2011

TINA MODOTTI: GENIO E PASSIONE

 
galleria di immagini





















La Tina che mi piace ricordare

Ai più, soprattutto ai non friulani, questo nome può non dire niente ma nessuna donna direi, vissuta all’inizio del secolo scorso racchiuse dentro di sé così tante sfaccettature come lei, Tina, bellissima,  fotografa eccelsa, che nonostante il riconoscimento del mondo visse in un cono d’ombra come artista fino a metà anni  ‘70 quando intorno al suo nome ci fu un vero boom di pubblicazioni, realizzazioni di eventi, esposizioni e conferenze che comunque non  resero piena  giustizia all’eclettismo di  questa fantastica donna.
Quando negli anni Settanta Tina Modotti venne “riscoperta”,  più del suo genio artistico, di leì colpì la sua vita avventurosa, di donna emancipata e anticonvenzionale, pasionaria, sempre presente là dove si combatteva per una giusta causa.
La sua vita sentimentale fu qualcosa  al di fuori delle regole, amante appassionata ma anche irrequieta, alla ricerca di emozioni ed esperienze sempre nuove. L’amore per lei era soprattutto dividere e condividere ideali, impegno politico e sociale cosa che dimostrò nelle sue scelte sempre in sintonia con il suo bisogno di azione e movimento.
Era partita da Udine giovanissima per raggiungere la famiglia a San Francisco dove lavorò inizialmente come operaia tessile.
Dopo aver sposato un artista squattrinato si recò a Los Angeles dove conobbe il famoso fotografo Edward Weston di cui si innamorò e col quale si trasferì in Messico venendo a contatto con il mondo  artistico messicano tra cui spiccavano il pittore Rivera e la di lui moglie, la grande pittrice Frida Kahlo. Nel contempo la sua anima proletaria trovò sfogo nel movimento rivoluzionario messicano e  successivamente aderì al partito comunista.
Da lì venne espulsa con l’accusa di tramare contro il Presidente Ortiz  e cominciò il suo peregrinare in Europa da un Paese all’altro portando il suo aiuto anche in Spagna impegnata in una cruenta guerra civile, prima di ritornare in Messico, il Paese che amava più di ogni altro. Morì in un taxi per un attacco cardiaco a soli 42 anni. La sua morte, così strana, riaprì le polemiche mai spente riguardo a un suo coinvolgimento in un attentato contro il Capo dello Stato.
Pablo Neruda, indignato per l’ennesimo attacco, scrisse una straordinaria poesia che esalta la figura di questa donna e ne valorizza la statura morale.

Tina Modotti, sorella, non dormi, no, non dormi:
forse il tuo cuore sente crescere la rosa
di ieri, l'ultima rosa di ieri, la rosa nuova.
Riposa dolcemente, sorella.

La nuova rosa è tua, tua è la nuova terra:
ti sei messa un nuovo vestito di seme profondo
e il tuo soave silenzio si colma di radici.
Non dormirai invano, sorella.

Puro è il tuo dolce nome, pura è la tua fragile vita:
d'ape, ombra, fuoco, neve, silenzio, spuma;
d'acciaio, linea, polline, si costruì la tua ferrea,
esile struttura.

Lo sciacallo sul tuo prezioso corpo addormentato
protende la penna e l'anima insanguinate
come se tu potessi, sorella, levarti
sorridendo al di sopra del fango.

Nella mia patria ti porto perché non ti sfiorino
nella mia patria di neve perché alla tua purezza
non giunga l'assassino, né lo sciacallo, né il venduto:
laggiù starai in pace.

Lo senti quel passo, un passo pieno di passi, qualcosa
di grandioso che viene dalla steppa, dal Don, dal freddo?
Lo senti quel passo fiero di soldato sulla neve?
Sorella, sono i tuoi passi.

E passeranno un giorno dalla tua piccola tomba
prima che le rose di ieri appassiscano;
passeranno per vedere quelli di un giorno, domani,
dove stia ardendo il tuo silenzio.

Un mondo marcia verso dove andavi tu, sorella.
Ogni giorno cantano i canti delle tue labbra
sulle labbra del popolo glorioso che tu amavi.
Col tuo cuore valoroso.

Nei vecchi focolari della tua patria, sulle strade
polverose, una parola passa di bocca in bocca
qualcosa riaccende la fiamma delle tue adorate genti,
qualcosa si sveglia e comincia a cantare.

Sono i tuoi, sorella: quelli che oggi pronunciano il nome tuo
noi che da ogni luogo delle acque e della terra
col tuo nome altri nomi taciamo e pronunciamo.
Perché il fuoco non muore.

E che dire della sua arte?

Dimostrò una personalissima vena allo scatto fotografico che affinò attraverso il sodalizio con Weston dal quale però riuscì a distaccarsi per seguire un filone artistico tutto suo, frutto del suo continuo vagabondare, del suo impegno politico, del suo guardare la realtà con occhio critico.
Riusciva a coniugare la delicatezza  dei ritratti, l’armonica compostezza dei fiori, in particolare calle e gerani con la fotografia di carattere sociale catturando immagini drammatiche della sofferenza e della povertà con l’occhio di chi guarda dal di dentro, non dal di fuori.
Forse fu l’eccessiva sua genialità o forse il suo ben noto schieramento politico che fecero sì che questa grandissima donna non riuscì ad ottenere il riconoscimento che le spettava come massimo esponente nella storia della fotografia del 900.

Sono molti i siti che parlano di Tina Modotti  ma vorrei suggerire a chi volesse saperne qualcosa di più i seguenti:


www.comitatotinamodotti.it/tina.htm
http://www.enciclopediadelledonne.it/index.php?azione=pagina&id=212

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